venerdì 26 dicembre 2025

Una poesia...tanto vicina al mio cuore....

Di Andrew Faber......

La tengo qui perchè stamattina leggendola mi sono commossa... ho pensato ai miei nipoti... e al posto di Babbo ci ho messo il nome di mio fratello... che manca... in questi giorni...manca di più....

grazie Faber... 

 

Ciao babbo. 

Fra pochi giorni è Natale.

Il nostro primo Natale diverso.

Quello in cui tu non sarai seduto a tavola con noi,

ma dentro di noi.

Che detta così sembra quasi una frase giusta,

una di quelle che aiutano a reggere.

Poi però arriva la realtà.

La sedia vuota.

E anche se nessuno lo dice,

tutti la guardiamo almeno una volta.

Perché l’assenza ha sempre un posto preciso dove sedersi.

Stiamo imparando a fare i conti

con questa realtà nuova e strana.

Uno spazio che non si misura in distanza,

ma in parole che restano in gola.

Sei nei silenzi che arrivano troppo presto la sera.

Nei telefoni che non squillano.

Nel pensiero automatico di dire

“poi glielo raccontiamo”,

e subito dopo ricordarci

che non funziona più così.

Il dolore vero è accorgersi

di chi continui a pensare

anche quando non puoi più abbracciarlo,

e allora lo tieni stretto ai tuoi sogni.

La vita va avanti, dicono.

Ed è vero.

Va avanti anche quando non glielo chiedi.

Anche quando ti sembra scortese.

Va avanti senza guardarti in faccia

mentre tu stai ancora cercando di capire

come si respira adesso.

Ci si alza, si lavora,

si ride pure.

E a volte questo ci fa sentire in colpa.

Come se la felicità fosse una mancanza di rispetto.

Come se stare bene

volesse dire averti lasciato indietro.

Invece stiamo capendo una cosa, babbo.

Che non te ne sei andato per renderci tristi.

E che se oggi, ogni tanto,

riusciamo ancora a stare bene,

non è perché ti abbiamo dimenticato,

ma perché qualcosa di te

continua a vivere nel modo in cui stiamo al mondo.

Ti ritroviamo

nei gesti che facciamo senza pensarci.

Nel modo in cui ascoltiamo.

Nel modo in cui stiamo zitti.

Nel modo in cui proviamo

a non fare rumore

quando qualcuno ha paura. 

La stessa paura che avevi tu

in quegli ultimi giorni

dove ci siamo fatti sangue

per farti sapere che eravamo lì

a scorrere dentro di te. 

A volte ci viene da sorridere.

Perché ci sentiamo dire frasi

che sappiamo benissimo da dove arrivano.

E pensiamo:

“Ecco, questa l’hai detta tu per una vita

e adesso esce dalla nostra bocca.”

Non è sempre poesia.

A volte è stanchezza.

A volte è rabbia.

A volte è quella domanda semplice e feroce:

“Ma perché proprio adesso?”

Ci sono giorni in cui l’assenza pesa.

Altri in cui è più leggera.

Altri ancora in cui arriva all’improvviso,

come una mano sulla spalla

mentre stai pensando ad altro.

Quell'istante non avvisa.

Entra quando abbassi la guardia.

Stiamo imparando

che mancare non vuol dire sparire.

Che si può essere lontani

e allo stesso tempo vicinissimi.

Che ci sono presenze

che non hanno più bisogno del corpo

per farsi sentire.

Ci sono amori

che diventano più forti

proprio quando smettono di poter essere dimostrati.

Ti faccio ridere. 

L'altro giorno dovevo riparare la stufa

e non sapevo dove mettere le mani.

Sai bene quanto sono pessimo

nei lavori manuali. 

Ho cercato il numero di un tecnico

poi ho pensato: ma che figura ci faccio col babbo? 

E allora ci ho provato. 

Era solo un po' di silicone intorno a un vetro. 

Prima ne ho messo troppo poco, poi troppo e basta. 

Pulisci, togli metti, riprova, impreca, smadonna e riprova. 

Un lavoro di mezz'ora ci ho impiegato mezza giornata. 

Ma sembra che regge. 

Lo so che da lì ridevi come un pazzo.

A un certo punto ti ho anche detto:

" Aoh! Ma che te ridi! Qui si sta consumando una tragedia! "

Questo Natale sarà diverso.

Non peggiore.

Diverso.

Sarà fatto di ricordi che fanno male

e di altri che scaldano.

Di nostalgia, sì.

Ma anche di gratitudine.

Perché averti avuto

è stato un privilegio.

E perderti

non cancella quello che siamo stati.

Lo rende eterno.

Se oggi sappiamo stare accanto a chi soffre,

se sappiamo restare anche quando è scomodo,

se proviamo a essere gentili

pure quando nessuno guarda,

è perché da qualche parte

ci hai insegnato come si fa.

Quindi tranquillo, babbo.

Ci pensiamo noi adesso.

A tenerti vivo nelle cose piccole.

In quelle che non fanno rumore.

E quando a Natale ci sederemo a tavola

e per un attimo farà un po’ più freddo,

sapremo tutti la stessa cosa,

anche senza dirla: 

Che non sei più dove ti cercavamo,

ma sei in ogni posto in cui manchi.

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